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The Art of Games

L'accoglienza della mostra non è calorosa: salta i convenevoli e ci fa ben capire fin dalla soglia il suo intento, la motivazione che ha spinto alla sua nascita. Intento che non può passare inosservato dal momento che ci costringe a pestarlo: i nostri piedi si trovano così sopra alla grande scritta videogames, bianca su sfondo nero, dalla quale partono simmetricamente, 3 a destra 3 a sinistra, le parole computer, schermo, realtà, interazione, navigazione e meraviglia, ciascuna accompagnata dalla sua breve storia suddivisa in step. Attraverso questa rappresentazione la mostra sembra avvisarci : prima di esplorarmi sappiate che non vi trovate semplicemente davanti ad una raccolta di spettacolari quadri rappresentanti immagini di giochi per ragazzini ma che l'arte dei videogames si fonda su questi concetti che calpestate ed è frutto di un lavoro accurato; solo dopo aver compreso ciò sarete davvero ospiti graditi. “L'idea fondamentale del progetto –spiega Mattias Högvall, Art Director Fabbrica Arte- è stata rendere la game art un soggetto da mostra, chiarendo gli aspetti della catena produttiva di un videogioco e mostrando il livello di arte che questi richiedono in diversi momenti della loro costruzione: dallo schizzo di un concept in pochi secondi allo sviluppo in 3D di interi scenari e soggetti, studiando fin nei dettagli i particolari storici e situazionali”. Piazzati al centro della chiesa sconsacrata a formare un lungo blocco verticale troviamo infatti diversi pannelli di spiegazione delle varie fasi di produzione dell'industria videoludica e, nei minicorridoi di passaggio da un'aerea all'altra, sono allestiti degli schermi con dimostrazioni multimediali volte a dimostrare concretamente il momento della creazione del prodotto ludico, commentate dai creatori stessi. In più, su quello che in origine doveva essere il plebiscito, troviamo alcune postazioni di consolle per toccare con mano quello che in questa sede viene fatto vedere su tela. Infine, è bene ricordare la presenza delle fotografie suggestive di Stefano Venturini su castelli e siti archeologici della Valle d'Aosta che fanno da accompagnamento al mondo virtuale. Da sottolineare l'interessante accostamento proposto dal sito exibart.com: l’opera unitaria del game viene creata da vari artisti proprio come, nelle botteghe del ‘500, più operatori specializzati in specifiche parti del corpo o tecniche erano coinvolti nella realizzazione del maestro. Il progetto, nato dalla collaborazione di diverse associazioni tra cui Fabbrica Arte, con il sostegno della Regione Autonoma Valle d’Aosta e con il supporto di AIOMI (Associazione Italiana per le Opere Multimediali e Interattive), è volto quindi a dimostrare come anche il videogioco possa esprimere livelli di arte, fantasia e tecnica pari a quelli degli altri media culturali e non debba rimanere per forza confinato nella nicchia dei soli fruitori, giovani e non (anche se poi di fatto tra i visitatori saranno stati sicuramente più numerosi i cultori di videogames che non gli appassionati d'arte tout court). Curiosando tra i blog è evidente che chi ha visitato la mostra non disdegna dal dimostrare la propria piena soddisfazione. “The Art of Games” si rivela così un importante primo passo tutto italiano per la concettualizzazione della game art nel panorama artistico contemporaneo, un traguardo storico di capitale importanza che, specialmente in Italia, non ha precedenti.

Carolina Zimara


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